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Mercato di San Lorenzo

Alle origini del Mercato Centrale di San Lorenzo c'è un grande evento storico, ovvero il trasferimento da Torino a Firenze della capitale del Regno d'Italia, nel 1860. Per accogliere degnamente il Governo, Firenze affronta un restyling del centro storico di impianto largamente medievale, che viene trasformato spostando interi edifici, allargando strade, costruendo palazzoni in stile sabaudo, cancellando il cuore romano della città, dove, sulle rovine del Foro erano nati nel corso dei secoli il Mercato Vecchio e, intorno a lui, il quartiere ebraico. Venne fuori un' enorme quantità di reperti archeologici. A realizzare la trasformazione fu l'architetto e urbanista Giuseppe Poggi, cui si devono anche l'abbattimento delle mura dantesche, la realizzazione dei Lungarni e quella del viale dei Colli, con la straordinaria ideazione del piazzale Michelangelo.
Poichè la popolazione cresceva e il Mercato Nuovo era insufficiente, si decise di crearne tre al posto di uno, approfittando dell'occasione per sistemare alcuni vecchi quartieri chiamati "Camaldoli". Il mercato più grande sarebbe sorto in San Lorenzo, il Mercato delle erbe in Sant'Ambrogio e un altro ancora in San Frediano.
L'idea era giusta ma in San Lorenzo lo spazio non c'era, per cui fu necessario realizzare un'ampia struttura a parte. I lavori, affidati a Giuseppe Mengoni, iniziarono nel 1870 e si conclusero nel 1874, ma il mercato vero e proprio sarebbe entrato in funzione solo due anni dopo.
Da allora, molte generazioni di fiorentini hanno percorso le stradine interne che lo fanno sembrare una piccola città fatta di botteghe, acquistando sotto i suoi ampi lucernari ogni tipo di vivande per la loro tavola e sempre considerandolo il luogo migliore per la qualità dei prodotti in vendita e la bontà dei prezzi.

















